|
|
Italia e Tibet: un legame che
comincia tanti anni fa,
sulle note di "Giovinezza"...
www.noreporter.org
I
fatti di questi giorni stanno lanciando da una parte all’altra dello
scacchiere politico lo slogan «siamo tutti tibetani». Eppure, quello che il
Dalai Lama chiama «genocidio culturale» viene da lontano e la
sensibilizzazione dell’Occidente verso i diritti del popolo asiatico ha,
almeno in Italia, tutta una sua storia. È vero: i Radicali di Pannella
seguono da anni la lotta tibetana per i diritti umani. Nonostante ciò,
ancora l’altro giorno, parlando nella sua conversazione quotidiano a Radio
radicale, Marco Pannella commetteva comunque un lapsus pronunciando la
parola “talebani” invece di “tibetani”. Cose che capitano, certo. Ma
qualcosa di non troppo coincidente deve comunque esserci tra un popolo
organizzato teocraticamente e la visione politica dei radicali. Come
dimenticarsi, allora, di altri filoni di solidarietà col popolo tibetano?
Come dimenticarsi, ad esempio, che la fascinazione per il paese dei monaci
buddhisti ha, nella nostra cultura nazionale, la fima di Giuseppe Tucci, il
più grande esploratore italiano del Novecento? Suoi quei libri – A Lhasa e
oltre o Santi e briganti del Tibet ignoto – che ci hanno fatto conoscere la
terra del Dalai Lama. «Prodigioso viaggiatore e infaticabile esploratore»,
lo definì un altro grande del secolo scorso, lo storico delle religioni
Mircea Eliade. È intorno al 1928 la sua prima puntata esplorativa in Tibet,
anticipazione delle vere e proprie missioni scientifiche seguenti. C’erano
già stati i britannici che avevano messo su una loro legazione a Chedù, nel
Tibet meridionale. E ci sarà anche Sette anni in Tibet, il libro scritto da
Heinrich Harrer, l’austriaco campione di sci e alpinista, che nel ’39
realizza il suo sogno di andare nell’Himalaya; e che, essendo poi scoppiata
la guerra, sarà costretto a soggiornare lì, appunto. Per sette anni. Ma a
diventare leggendario in tutta l’Asia sarà l’italiano Tucci, è lui che ha
fatto conoscere meglio al mondo, con le sue edizioni critiche e le
traduzioni originali il complesso mondo tibetano. Lo studioso marchigiano
amava talmente il Paese delle nevi, dove tra il ’28 e il ’48 compì ben otto
spedizioni, che a 72 anni si ritirò a vivere a San Polo dei Cavalieri, un
paesino laziale di montagna che gli ricordava in qualche modo il Tibet.
Scrisse ne La via dello Swat: «Il Tibet è stato il più grande amore della
mia vita, e lo è tuttora. In otto viaggi, ne ho percorso gran parte in lungo
e in largo, ho vissuto nei villaggi e nei monasteri, mi sono genuflesso
dinanzi a maestri e immagini sacre». Lo studioso ed esploratore, combattente
nella Grande Guerra, nel ’29 fu nominato accademico d’Italia e nel ’33 fondò
insieme a Giovanni Gentile l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo
Oriente (l’IsMeo), con lo scopo principale di sviluppare le relazioni
culturali tra l’Italia e i paesi asiatici. L’Istituto Luce ha riprodotto il
video della spedizione tibetana di Tucci del 1933 dove si vede anche
l’alzabandiera della spedizione italiana sulle note di Giovinezza. E dove è
possibile vedere le immagini – per la prima volta – del popolo delle nevi
nella sua quotidianità. Successivamente Tucci – nel 1948 – riuscì a visitare
la capitale Lhasa, nel Tibet centrale. Prima di lui diversi altri
occidentali c’erano andati ma egli fu comunque uno di quelli che la fece
conoscere al mondo e, sicuramente, quello che ne riportò più tesori: basti
pensare solo alle preziose raccolte di testi sacri del buddhismo. Che
probabilmente gli erano stati dati direttamente dal XIV Dalai Lama, allora
un bambino di solo tredici anni, affinché li salvasse portandoli con sé,
perché i cinesi erano già ai confini del Tibet e premevano da anni per
entrare. Cosa che poi avvenne, nel 1951, con l’annessione e l’invasione e,
soprattutto durante la rivoluzione culturale maoista degli anni ’66-76, con
la distruzione dei monasteri e del templi. Venendo alla mobilitazione
dell’opinione pubblica occidentale – sia dopo l’invasione che negli anni
della distruzione dei monasteri – balza inoltre in evidenza l’attivismo di
una intellettuale italiana come Cristina Campo, la cui visione
tradizionalista fu sempre molto apprezzata negli ambienti più colti della
destra. Tutte le tragedie politiche, fossero esse macroscopiche come la
distruzione di una civiltà, oppure più silenziose come l’indigenza cronica
di un clochard, nascevano secondo la Campo dall’oblio dell’ordine eterno del
mondo, della dimensione soprannaturale che fonda l’esistenza storica di
persone e popoli. E alla luce di questo assioma la scrittrice e poetessa
fiorentina si mobilitò contemporaneamente tanto nell’attività a favore della
preservazione della liturgia cattolica preconciliare quanto nell’aiuto ai
profughi ungheresi fuggiti da Budapest invasa dai carri armati del Patto di
Varsavia, ma anche attraverso l’attenzione nei confronti del Tibet invaso e
distrutto dall’esercito cinese. A sostegno della libertà del Tibet scrisse
lettere e interventi e, successivamente, si adoperò – firmandone l’accorata
introduzione – per far pubblicare dalle edizioni Borla – dirette in quella
fase da un altro intellettuale di destra come Alfredo Cattabiani – il libro
Nato nel Tibet di Chogyam Trungpa, un maestro di meditazione fuggito dal
Tibet in seguito all’invasione militare cinese del 1949. Quel libro fu
importantissimo ed ebbe il vero merito di far conoscere al lettore medio
occidentale l’esistenza della battaglia del popolo tibetano per la libertà.
E apparve, come dicevamo, in una collana dalla chiara connotazione
destrorsa, diretta da due figure come Augusto Del Noce ed Elémire Zolla,
proprio grazie alle pressioni di Cristina Campo. Per la scrittrice battersi
per la libertà del Tibet equivaleva a difendersi dalla massificazione che
stava colpendo anche l’Occidente. «Il mondo del dopoguerra – ha scritto la
sua biografa Cristina De Stefano – era per lei un pianeta inabitabile, dove
ogni gesto è intercambiabile e quindi ormai privo di senso». Cosa direbbero,
se ci fossero ancora, la Campo e Tucci davanti alla tragedia che sta
colpendo il Tibet in questi giorni?
-->Torna indietro<--
|